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Milena Canonero, da Torino a Hollywood

On 01/05/2015 by dellabellezza

Si sono spente da un po’ le luci sugli Oscar 2015 e se chiedete ai più chi è Milena Canonero avrete risposte vaghe o dubbiose. Questo sembra il momento adatto dunque per parlarne ancora e per ripercorrere i momenti più importanti della sua ricca carriera.

Milena Canonero nasce a Torino e studia arte e storia della moda a Genova, poi costume e storia dell’arte a Parigi e a Londra. È qui che poi si trasferisce, lasciando l’Italia, e dove dopo aver brevemente lavorato per piccoli teatri e per alcune produzioni cinematografiche, incontra nel 1971 Stanley Kubrick, incontro che darà la svolta alla sua carriera, in quanto il regista la vuole al suo fianco come costumista ufficiale per il film Arancia meccanica (A Clockwork Orange).  É proprio lei che dona ai membri della gang di strada quel fascino grottesco con bombetta e bastone, simboli del perbenismo inglese divenuti improvvisamente minacciosi e perversi.

Arancia meccanica

Arancia meccanica

La collaborazione tra i due proseguirà ancora per anni nella realizzazione di altri due capolavori quali Barry Lyndon (1975), che le vale il suo primo Oscar insieme alla stilista svedese Ulla-Britt Søderlund, e Shining (1980). Ma torniamo all’anno 1975 per raccontare un aspetto importante del lavoro della costumista, cioè il suo stretto rapporto con l’Italia. Benché affermata su set internazionali la Canonero, per vestire il numeroso cast del film e far rivivere l’atmosfera settecentesca inglese, insoddisfatta degli abiti che trova nelle case di costume (tutti di impianto teatrale) crea nella periferia di Londra dietro suggerimento  di Ulla, il primo esempio di laboratorio di sartoria in Inghilterra, sulla scia di Danilo Donati sui set italiani allestiti per i film di Fellini. Il laboratorio, con ben 40 collaboratori, venne poi trasferito in Irlanda e infine riportato a Londra proprio per seguire tutte le fasi del film (qui vennero realizzate addirittura le parrucche e le ghette dei soldati). Inoltre gli abiti che vestirono il protagonista Redmond Barry vennero reperiti nella Sartoria Safas di Roma e disegnati con molta probabilità da Piero Tosi sulla linea viscontiana de Il Gattopardo.  In generale tutti i costumi hanno un’ispirazione pittorica, per le scene irlandesi rifacendosi ad alcuni pittori minori del Settecento, quali Tristam Shandy; per le riprese inglesi a Gainsborough, Reynolds; a pittori tedeschi come Menzel per le scene a lume di candela.

Barry Lindon, Ryan O''Neal, Marisa Berenson, Andre Morell, 1975

Barry Lindon, Ryan O”Neal, Marisa Berenson, Andre Morell, 1975

Nel 1981 Milena Canonero collabora con Hugh Hudson per Momenti di gloria (Chariots of Fire), che le darà il secondo Oscar e il BAFTA Award (gli Oscar inglesi). Anche in questa occasione è determinante il rapporto con la madrepatria, infatti realizza presso la Sartoria Tirelli molti degli abiti indossati nel film dai giovani dandy inglesi. Il suo lavoro fece divenire il film un riferimento non solo per il cinema e lo sport, ma anche per la moda degli Anni 80, avendo influenzato le collezioni di quegli anni di Ralph Lauren, Jeffrey Banks e Nino Cerruti. Lo stilista Ralph Lauren si è ispirato a lei anche quando ha dovuto creare le divise ufficiali del Team Usa per le Olimpiadi.

Altre nomination le riceve grazie a La mia Africa (1985) di Sydney Pollack, Il padrino: Parte terza e Cotton Club (1984 – BAFTA Award per i migliori costumi) entrambi di Francis Ford Coppola, Tucker – Un Uomo e il suo Sogno (1988), Dick Tracy (1990) di Warren Beatty, Titus (1999) di Julie Taymor e L’Intrigo della Collana (2001).

Dick Tracy

Dick Tracy

Il rapporto con la famiglia Coppola iniziato con il padre, la porterà a vincere nel 2007 il terzo Oscar della propria carriera insieme con la figlia Sofia Coppola con il film Marie Antoinette.  Anche in questo caso gli abiti sono frutto di un lavoro rigorosissimo sull’epoca, con qualche tocco di originale modernità (un paio di sneaker appaiono nella cabina armadio della regina). I colori sono stati ispirati da un scatola di macaroons regalati dalla regista alla costumista.

Maria Antoinette

Kirsten Dunst nei panni di Marie Antoinette

Marie Antoinette

Marie Antoinette

Gli anni 2000, sono però segnati dall’incontro con un regista dall’estetica particolarissima: Wes Anderson. In collaborazione con il regista texano, Milena Canonero realizza Le avventure acquatiche di Steve Zissou, Il treno per il Darjeeling e Grand Budapest Hotel. Anche qui, riemerge il legame con l’Italia, poiché alcuni abiti sono stati realizzati insieme a Prada e Fendi. In Grand Budapest Hotel la costumista si ispira a Gustave Klimt, ma soprattutto si lascia trasportare dal suo estro creativo, il film è una commedia ambientata in una non specificata nazione europea prima della guerra e benché questi tipi di film non richiedano nessuna autenticità storica, la Canonero ha creato un originale universo alternativo con dei costumi credibili, ma con colori improbabili per lo staff di un hotel.

Grand Budapest hotel

Grand Budapest hotel

La sua carriera non si limita solo al cinema, ma anche al teatro lirico, lavorando soprattutto con Otto Schenk, e in generale per il Teatro dell’Opera di Vienna, il Festival di Spoleto e il Metropolitan, oltre che per il Teatro di Roma con Luca Ronconi.  Per la tv ha disegnato, tra gli altri, i costumi della serie Miami Vice.

Milena Canonero, Bozzetto per Tosca

Milena Canonero, bozzetto per Tosca

Numerose sono anche le sue escursioni nel campo della moda, è recentissima la sua collaborazione con Prada per il progetto The Iconoclasts che l’ha vista al fianco dei colleghi Michael Wilkinson + Tim Martin e Arianne Phillips nella realizzazione degli allestimenti di tre negozi del marchio in Cina.

The Iconoclast Pechino 2015

The Iconoclast Pechino 2015

In Italia Milena Canonero è tornata per ideare i costumi e le scene della produzione teatrale di Amadeus realizzata da Roman Polanski e per lavorare con Roberto Faenza (I Vicerè), Paolo e Vittorio Taviani (Good morning Babilonia), Luca Ronconi. L’anno scorso ha realizzato anche i costumi di un film indipendente italiano, Last summer di Leonardo Guerra Seràgnoli, di cui è anche coproduttrice.

In tutto ha collezionato nove candidature agli Oscar (un record per un italiano), due Bafta Awards (gli Oscar inglesi) e il premio alla carriera nel cinema dalla Costume Designers Guild (2001). In totale finora ha partecipato a quaranta film realizzati nel ruolo di costumista e nonostante ciò anche lei ha un rimpianto: aver rifiutato l’offerta di George Lucas per la creazione dei costumi di Guerre Stellari.

Per la cronaca numerosi sono stati i costumisti italiani premiati a Hollywood, eccone i nomi: Pietro Gherardi ha avuto due statuette (e tre nomination) per La dolce vita (1962) e 8 e ½ (1964); Danilo Donati ne ebbe altrettante (e cinque nomination) per Romeo e Giulietta (1969) e Il casanova (1977); Franca Squarciapino, premio Oscar nel 1991 per i costumi di Cyrano de Bergerac; Gabriella Pescucci, collaboratrice di Piero Tosi, nel 1994 è stata premiata per L’età dell’innocenza; Vittorio Nino Novarese per Cleopatra (1964) e Cromwell – Nel suo pugno la forza di un popolo (1971).

 

 

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